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Malattie professionali da sovraccarico biomeccanico

Con la definizione di malattia professionale (o tecnopatia) ci si riferisce a patologie che si contraggono per esposizione a rischi presenti nell’ambiente di lavoro e/o associati a particolari attività svolte. Tali rischi sono in grado di impattare negativamente sullo stato di salute del lavoratore.
A differenza degli infortuni, le malattie professionali hanno un rapporto causa-effetto prolungato nel tempo, e questa caratteristica rende particolarmente difficoltosa la dimostrazione di una correlazione fra il rischio professionale e l’insorgenza della malattia. Il lavoratore che sviluppa una malattia professionale, infatti, è un lavoratore che si è esposto in modo cronico a un determinato fattore di rischio (esposizione frequente e prolungata nel tempo, come nel caso di un’esposizione quotidiana o settimanale, protratta per anni).
Nel sistema giuridico italiano le malattie professionali che sono ammesse alla tutela assicurativa si distinguono in:

Malattie professionali “tabellate” che sono quelle contratte a causa di ben determinate lavorazioni, che sono elencate in tabelle allegate a specifici provvedimenti legislativi. Le tabelle riportano, oltre alla malattia e alla lavorazione, anche il periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione dal lavoro. Tali malattie sono tutelate con presunzione legale d’origine, ovvero il lavoratore è sollevato dall’onere di dimostrare l’origine professionale della malattia. Infatti, una volta che egli abbia provato l’adibizione a lavorazione tabellata (o comunque l’esposizione a un rischio ambientale provocato da quella lavorazione) e l’esistenza della malattia anch’essa tabellata e abbia effettuato la denuncia nel termine massimo di indennizzabilità, si presume per legge che quella malattia sia di origine professionale.

Attualmente è in vigore il D.M. del 9 aprile 2008 (G.U. n.169 del 21 luglio 2008) che prevede 85 malattie tabellate per l’industria e 24 per l’agricoltura.

Malattie professionali “non tabellate” che sono quelle non elencate nelle sopraccitate tabelle, per le quali spetta al lavoratore l’onere di dimostrare l’origine professionale.

In sintesi, le malattie professionali tabellate sono quelle malattie causate da condizioni tipiche della vita lavorativa e non correlabili alla vita privata (es. esposizione a particolari agenti chimici, fibre di amianto ecc.), mentre le malattie professionali non tabellate sono patologie che derivano dall’esposizione a fattori di rischio che possono essere presenti non solo sul lavoro, ma anche nella vita privata.
È facile comprendere quanto sia notevolmente più complesso il riconoscimento di una malattia professionale non tabellata, per non dire che in molti casi sia quasi impossibile dimostrare con certezza il rapporto causa-effetto.

 

Attualmente, le malattie professionali da sovraccarico biomeccanico sono in parte tabellate e in parte non tabellate, ma fino ad aprile 2008 esse erano tutte comprese fra le malattie non tabellate. Con il D.M. 9/4/2008 recepito dall’INAIL con la circolare 47 del 24/7/2008, sono state inserite in tabella le malattie muscolo-scheletriche causate da sollecitazioni biomeccaniche, a seguito di movimenti ripetuti e/o posture incongrue dell’arto superiore, del ginocchio e della colonna vertebrale. Per tali patologie è previsto che la presunzione legale operi quando l’adibizione alle lavorazioni indicate avvenga in maniera non occasionale e/o prolungata.

Per le restanti malattie da sovraccarico biomeccanico non tabellate, l’INAIL ha emanato delle specifiche “linee guida” (si vedano circolari n. 81/2000 e n. 25/2004 che restano ancora valide ferme restando le modifiche introdotte dal D.Lgs. 81/08 e s.m.i.).

Si riportano qui di seguito le malattie da sovraccarico biomeccanico tabellate per il settore “industria”:

Il rischio da sovraccarico biomeccanico è ancora in buona parte sottovalutato in confronto ad altri rischi professionali quali il rischio chimico, il rischio incendio, ecc.
Per ridurre l’incidenza delle malattie professionali da sovraccarico biomeccanico è necessario:

  • far crescere e maturare una cultura condivisa della necessità di una corretta, completa e scrupolosa valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico, fatta per postazione e per mansione;
  • attuare una buona progettazione dei posti di lavoro;
  • implementare efficienti procedure lavorative ed ottimizzare gli aspetti organizzativi (es: importanza della distribuzione delle pause);
  • una efficace formazione, informazione ed addestramento dei lavoratori, affinché́ conoscano il rischio ed evitino ad esempio il sovraccarico derivante da gesti inutili (prese statiche prolungate, colpi ripetuti, ecc.);
  • l’individuazione (in sede medica) degli eventuali lavoratori più̀ suscettibili al rischio da sovraccarico per una loro maggiore protezione.

 

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